Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
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Dice lei:
Con riferimento al mio post "lettera a uno stilista" , vedo che Luciana è allineata: il pensiero debole
Dice lei:
Oggi ho un sacco di dispiaceri, mannaggia.
Dice lei:
Incontinenza.
Il venerdì, da un po’ di tempo a questa parte si caratterizza come una giornata in cui mi sento incontinente.
Non ci sto più dentro, in altre parole.
La lancetta che segna il mio livello di sopportazione è sul rosso. E conseguentemente qualunque evento che non sia positivo rischia di avere effetti deflagratori. Credo che di venerdì potrei: dare le dimissioni perché la macchinetta del caffè è rotta, lasciare il fidanzato perché ha preso la mia crema Dove Silk, litigare con un’amica fraterna perché, chiamandola, ho trovato occupato, insomma cose così.
Tutto comincia la mattina, mi alzo sbandando e dando spallate agli stipiti delle porte, guardo fuori, è grigio e freddo, apro il frigo…è quasi tutto finito. Sbatto la porta del frigo. Apro l’armadio, i vestiti giacciono flaccidi sulle grucce, sformati sulle ginocchia e sui gomiti, sfiniti da una settimana di lavoro. Camicie e magliette zero, tutte finite. Stacco due cose, mi vesto e no, mi tirano, sento ogni singola asperità del tessuto, tutto gratta e pizzica. Mi guardo allo specchio e mi chiedo: cos’ha Sarah Jessica Parker che non ho io? Mi rispondo: una scelta infinita di abiti ed è pagata milioni di dollari per indossarli ed ha pure la canappia. Invidia. Merda! I capelli, da lavare, li lego con un effetto “Assuntina derelitta”. L’impatto con il mondo esterno è altrettanto pieno di insidie, sto per prendere a calci il tornello della metro, vorrei tanto farlo, sollevo quasi il piede, qualcosa trattiene. Vorrei urlare al solito mendicante dell’angolo di smetterla di cantilenare "auguri e buona fortuna", ma mi sento un verme e mi trattengo. Incrocio i soliti compagni di viaggio milanesi, sempre di fretta, mentre io nel frattempo ho già una buona mezz’ora di ritardo, loro passano e io non mi sposto, loro mi vengono addosso e io stringo i pugni e resisto, e sbang, una spallata, una gomitata, sorrido tra me e me, vendicativa.
E così per tutto il giorno, sfiorando la lite epocale con chiunque, frenando ogni continuo impulso a urlare, scoppiare in lacrime, strapparmi di dosso i collant, i vestiti. Non ci sto dentro, è venerdì.
Dice lei:
Giornata di gesso. Tutto è immobile, fuori il rombo sommesso di un autospurghi (?). Annunci di bambini che nascono con nomi assurdi e di altri appena concepiti, si programmano viaggi che non si faranno mai, e intanto qualcuno sta per partire. Una specie di balletto immobile e inconsistente di parole che si muovono con passi di lancetta.
Dice lei:
Certo che sì, il cioccolato deriva da una bacca, quella del cacao, e si sa che i cavernicoli mangiavano bacche e così anche i peperoncini che appartengono senz'altro al mondo vegetale: quindi concludendo il ciccolatino Magnum al peperoncino è permesso.
Dice lei
Riferendomi alla mia "dieta di Gollum": chissà se per supplire alla tragica mancanza di carboidrati raffinati è lecito buttarsi sulla ciccolata, magari del tipo extra fondente, nell'attesa di scoprirlo vado avanti.
Dice lei:
Quando uno se la tira...
da intendersi non nel senso di darsi delle arie, ma nel senso della sfiga (pronunciare sfaigaa).
Prima annuncio che è finita, che l'inverno è passato rien ne va plus, poi parlo dei mala tempora ed ecco che, come per magia, mi ritrovo in una delle più fitte nevicate che Torino post 1999 ricordi. Io personalmente ho apprezzato, ho zampettato per ore nella città bloccata sorridendo beata, e facendo anche un bellissimo shopping visto che i negozi erano vuoti. Oggi devo espiare questi piaceri visto che a Milano piove come solo qui riesce a piovere ovvero nel modo più noioso possibile.
Dice lei:
Le coppie
(mi perdoni Gaia che odia che classificazioni ma che sa che ogni tanto vi si cade)
Mi è capitato spesso nella vita di trovarmi tutta sola (non diciamo la parola “single” perché la odio) a passare del tempo con loro, le “coppie”, ci sono state cene, aperitivi, feste, gite della domenica, tutto tranne le vacanze (almeno su quelle sono stata inflessibile, meglio sola).
Così ho avuto modo di accumulare un certo bagaglio di conoscenza e di annotarmi alcune osservazioni:
La coppia alla prima uscita ufficiale: di solito è lei la promotrice di queste iniziative, si organizza un aperitivo, e lei si tira dietro il suo nuovo “tipo”.
Tutti i presenti sanno vita e amori di lei, lui, ovviamente, non sa nulla.
Accade, non si sa bene come, che nel corso della serata ti trovi a fare le parti del cicisbeo.
Lui, avvinghiandola per un fianco, con un espressione maschia ti chiede: “Tu che conosci Carla così bene, mi sai dire qual è la sua arma nascosta, mi posso fidare?”, allorché tu spalanchi gli occhi incredula perché sinceramente non sai che dire. Oh mio Francesco, che cosa vuol sapere:
Coppie litigiose: stanno insieme dai tempi del liceo, hanno fatto la comunione assieme e si conoscevano di vista all’asilo, arrivavano al liceo in bicicletta con lei seduta davanti, erano così carini…adesso si odiano, ma non si mollano manco morti. Ti invitano da loro a cena e poi parte un reality show che neanche la De Filippi riuscirebbe ad inscenare. Tu sei la giuria, loro dibattono tutta la sera, sbattono i piatti, arrivano al lancio dei mandarini e alla fine tu scappi a casa giurando e spergiurando che non fari incastrare mai più da quei due matti.
La coppia modello famiglia felice: questi sono durissimi.
Loro non litigano mai, hanno risolto tutto nel primo trimestre della loro relazione, loro usano sempre il “noi”, noi pensiamo, noi facciamo, noi andiamo, loro hanno la casa piena di fotografie che li ritraggono, sorridenti, nei quattro migliori angoli del pianeta, loro, hanno due figli, un maschio e femmina, biondi con gli occhi azzurri, anche se sono entrambi mori e con gli occhi scuri.
Una serata a casa loro, ti devasta più di una mattina alle Poste Italiane, esci di lì che ti senti una merda, vai a casa e picchi il tuo ragazzo che, beato, sta dormendo da ore, senza un perché, tanto lui lo sa. Salvo poi, un bel giorno di sole, ricevi una telefonata: “…sai com’è, come non è, noi, io veramente…ho lasciato Tizio”.
BANG!
Ma come ma dove ma perché?
“E…- chiosa- era già da un po’ che ci stavamo allontanando…” .
Ah, non capisco. A Natale eravate intimi come il bue e l’asinello, lui ti ha regalato una vera di brillanti di Damiani modello “persempre”. Tradimento! Cattivi, non ci sono più valori, prima Albano e Romina, poi voi!
Non ci resta che la coppia Vianello per credere nel matrimonio!
Dice lei:
Non voglio più chiedere scusa
se sulla testa porto questa specie di medusa
o foresta
non è soltanto un segno
di protesta
ma è un rifugio per gli insetti
un nido per gli uccelli
che si amano tranquilli fra i miei pensieri
e il cielo
sono la parte di me che
mi somiglia di più
(Niccolò Fabi - Capelli)
Ho appena scoperto che mi tiravo dietro, da ben due giorni, infilata tra un ricciolo e l'altro una forcina di plastica marrone lunga più o meno 6 cm, ci ho dormito sopra, sono uscita e nessuno mi ha detto niente, penzolava lì a metà, senza arte nè parte.
La prossima volta userò i miei capelli come ciotola portatutto.
Dice lei:

Ode a H&M
H&M è, per coloro che non lo conoscessero, una catena di negozi di abbigliamento. Nella scala evolutiva possiamo dire che viene dopo i grandi maestri - Gucci, Chanel, Armani e Prada-, dopo Zara (la sorellastra invidiosa e copiona dei primi), classificandosi come la cugina di terzo grado, copiona anche lei ma con meno mezzi e più fantasia.
H&M mi piace, mi rilassa più di una tisana, trovo che un giretto là dentro mi metta sempre di buonumore dopo una giornata di noia lavorativa e mi faccia percepire che la moda non è un rigido stilema ma qualcosa che ognuno può veramente crearsi ed adattare.
Altri invece arricciano il naso. Là dentro ci sono cose veramente assurde ed è frequentato soprattutto da ragazzine e gay. Puoi uscirtene vestita come una Madonna impazzita anni 80, come Suzie Wong, come una preppy college, una punk ammorbidita, una scolaretta manga, insomma qualunque cosa. Il grande disordine e l’assoluta casualità con cui i pezzi sono disposti nel negozio poi, fa da stimolante per cellule celebrali, fa bene alla vista e aguzza l’ingegno. Hai visto qualcosa su una rivista, che ne so, una canottiera con il pizzo di Chloé che costa come un cappotto? Bene, prima o poi da H&M salterà fuori, basta aver pazienza e cercare, magari tornare dopo un mese. Io l'ho acquistata, ho perseverato e alla fine l’ ho trovata, verde pistacchio, un amore.
Certo la qualità e quella che è, se si è fanatiche del 100% seta/lana/viscosa è meglio lasciare perdere, se vuoi comprarti una giacca classica, di quelle sempiterne, è meglio andare altrove. Ma se invece ti serve qualcosa di assolutamente inutile o anche se vuoi solo divertirti vai a farci un giro, ne vale la pena!
Dice lei:

Catastrofismi
Ci siamo americanizzati nell'intimo ovvero sin nelle mutande.
Il contagio è completo, alla fine ci siamo arrivati. Me ne rendo conti in questi giorni in cui, con l’arrivo della primavera, mentre nei campi spuntano le primule, in città escono le nuove collezioni.
Circa 6 anni fa trascorsi sei mesi negli States, uno dei miei passatempi abituali di allora era lo shop-watching, ovvero entrare, guardare, toccare e non comprare e questo un po’ per la mancanza di liquidi, allora il dollaro era carissimo, un po’ per lo sconcerto.
In particolare era il settore lingerie a lasciarmi perplessa.
In primis la catena “Victoria Secret”. Negozi bon bon, tutti rosa e oro e spatus, con poltroncine imbottite di satin; la prima volta che ho varcato l’ingresso, in effetti, ho pensato di aver centrato per sbaglio un bordello. Atmosfera ovattata, commesse sinuose e aggraziate, odore di violetta nell’aria e musica soffusa, appesi alla gruccine veli, fili, pizzi che con un paio di punti qua e là ricordavano delle mutande. Sottovesti leopardate, satinate dai colori improbabili, biancheria rossa e nera, fiorati giganti.
Mi chiedevo chi mai avrebbe voluto portarli. Paragonati agli allora principeschi completi della Malizia, Occhi verdi e la Perla erano veramente straccetti, lingerie alla “femme de vie” . Beh, ieri ho avuto uno shock, lo stile bourdel si è esteso fino qui, non si salva praticamente più nulla, non c'è muntanda, reggiseno, canotta che non sia tutta velina, pizzetto, corsetto, stringhina tutto nel più puro tessuto acrilico che solo a vederlo già gratta e tira e sopratutto chiappa alla sventola e tettina/pancina in vista. La viscosa, il cotone tessuti cari estinti.
Non so, probabilmente appartengo ad una razza umana importata da un’altra galassia ma a me questa roba fa soprattutto ridere . Spariamo che non chiuda anche la Sloggi altrimenti sono fritta.
Dice lei:
Udite, udite…sto per imbarcarmi nella “dieta del cavernicolo” (o dieta di Gollum, per gli hobbit che mi leggono) consigliatami dalla mia nuova dottoressa Pelotti. Quindi da domani (il futuro, per qualsiasi dieta è d’obbligo) sbranerò capretti, daini, camosci e trote rosicchiando, come contorno, tuberi crudi o rami, temerò il carboidrato raffinato più del vaiolo, mi voterò all’ascolto dei mio corpo più che a qualsiasi trasmissione televisiva e/o radiofonica e quando mi sarò evoluta vestirò di pelli e bucce o niente del tutto.
Wilma, la clavaaa!!
Dice lei
Oggi, interno metropolitana fermata Wagner.
Vengo accalappiata da una signora sui sessanta, pelliccetta, profumo intenso e capello da strega che dopo aver urlato a un mendicate “me li dia lei i soldi, che non lavoro da tre mesi!”, mi punta decisa e comincia a conversare (forzatamente) con me a 5 centimetri alla mia faccia e con un tono di voce udibile a 50 passi.
“E sì, che con l’euro non si vive più, ci hanno marciato tutti, i commercianti soprattutto, 1000 lire uguale 1 euro, lo sa? (certo, non vivo in Alaska, sono qui, sono italiana… ergo). Pensi che ieri io e la mia amica, eravamo uscite per vedere uno spettacolo di beneficenza, per emofiliaci mi sembra, no epilettici…insomma ha capito, beh, abbiamo pagato 2 caffè 2 Euro, ma dico si rende conto? (cerco inutilmente di intervenire dicendo che, sì lo so perché lavoro in centro e un panino costo 3,70, ma lei niente), e sa, perché io faccio l’infermiera e adesso quando chiedo 7 Euro l’ora la gente me ne dà cinque, perché su queste cose si è fatta furba. Io sono infermiera, non badante per carità non confondiamo! Le badanti sono ragazzine che non sanno fare niente, non sanno misurare la pressione, perché c’è la distolica e la sistolica, la prima è quella minima la seconda…o il contrario, boh, comunque, io so mettere i catetere lo sa? E non è facile (qui comincia il bello), mi ha insegnato mia figlia che è infermiera (quoque?), sa, soprattutto con gli uomini è difficile (e mi si fa più vicina, un brivido scuote il vecchietto seduto davanti a noi), perché si deve infilare la cannula nel …(siii - urlo io- lo so), beh, capitano spesse delle infiammazioni e lì io chiamo mia figlia, che è sempre reperibile sul cellulare, ma a volte non basta, magari la cosa è così grave che deve uscire un medico (a questo punto, il vecchietto davanti è svenuto) e lì si che si deve pagare sono almeno 100 Euro!”.
A questo punto, annunciano la fermata, sono a 2 Km dall’ufficio ma decido che una camminata mi farà bene!
Dice lei:
Ore 15.57 il cuore batte, niente di nuovo.

Dice lei:

Mala tempora currunt....
Dice lei:
Rifacendomi al post sul "morbo del sacchetto" (uno dei miei argomenti preferiti) di lisagialla http://www.iftf.it/yellowblog/archivio.asp?month=2004/02#751, ho avvistato un sacchetto di plastica stampato non a gatti ma a girasoli, l'urrido dell'urrido. Anche un po' sporchino tra l'altro.
Dice lei:
La bimba in ufficio si sta preparando per un fantastico week-end di San Valentino, nell'ordine ha:
- Un taglio sul labbro inferiore, che sfocierà in un'herpes entro 24 ore;
2. Maldigola, febbriciattola e tosse un filo grassa.
3. Le è impazzita la rosa sulla fronte e ora ha il capello alla riulà che nessuna piega last minute potrebbe domare;
4. Ha la sindrome premestruale, pertanto la pancia gonfia come un tortello.
Bello no?
Dice lei:
Annuncio di lavoro tipo:
"Cercasi Responsabile Affari Legali 27 max 32 anni. Almeno 7 anni di esperienza in studi legali internazionali, mondiali e satellitari oppure in Direzioni Legali di aziende multinazionali o interspaziali. Abilitazione alla professione di avvocato e brevetto di volo senza rete. Inglese fluente, richiesta padronanza di francese tedesco e swaili, canto baritonale e parlata alla rovescia. Il candidato ideale ha maturato esperienza nella passeggiata sulle acque, moltiplicazione dei pani e dei pesci e in miracoli italiani. Ricerca aperta ad ambo i sessi, se uomo, meglio se superdotato, se donna taglia reggiseno 4° misura e peso massimo 51 chilogrammmi".
Dice lui:

Dice lei:
"Avete voluto una legge crudele"
ROMA - Le donne dell'opposizione hanno letto tutte lo stesso discorso: "Avete voluto a tutti i costi questa legge crudele. L'avete voluta ottusamente contro ogni richiamo alla ragione, al buon senso, persino alla dignità che è dovuta a un paese civile e laico come l'Italia. Con questo voto sbattete la porta in faccia alla laicità dello Stato, all'Europa moderna, alla libertà della ricerca scientifica, al desiderio di maternità e di paternità. Ma soprattutto sbattete la porta in faccia alla soggettività ed alla libertà delle donne. Noi, insieme alla maggioranza di questo paese, vi diciamo no".
Dice lei:

Sono giornate di sole, velate di stanchezza e di stordimento, di antidolorifici sciolti nell'acqua, di brutte notizie, tristi presentimenti, telefonate di prima mattina che aprono squarci di sofferenza e che mi danno la certezza che nulla dura nel tempo.
Eppure di grandi mutamenti dell'anima.
Dice lei:
Da sempre aspetto il momento in cui diventerò grande, il giorno in cui in cui il mio corpo prenderà la forma definitiva, come un fiore che arriva nella sua stagione e sboccia in tutta la sua bellezza. Nell’attesa mi sono persa il momento.
O forse è accaduto e io non me sono accorta. L’assestamento definitivo non c’è mai stato, tutto è in mutamento ora in ascesa ora in discesa. Soffro nel vedere che il mio corpo non cresce più in bellezza, ma si disgrega, tende già all’assoluto. Eppure la mia anima non lo segue, non è matura, ancora si dibatte nelle incertezze, tra il fare e il non fare, il prendere e il lasciare, sento la maturità ancora lontana.
Forse, presto o tardi, la mente si ricongiungerà con il corpo. Chissà.
Dice lei:
Vestirsi bene e andare a teatro.
Da un po’ di tempo a questo parte ho scoperto un nuovo piacere, vestirmi bene e andare a teatro.
Passati i tempi della scuola in cui faceva tendenza andarci in jeans e scarpe da ginnastica, sto scoprendo il piacere di preparami a quel piccolo evento. Complice sicuramente il teatro degli Arcimboldi di Milano, con i suoi tappeti rossi, le luci e quell’atmosfera carica di attesa del foyer. Tiro fuori dall’armadio quella gonna verde, lunga a balze, così capricciosa, curo il trucco un po’ più del solito, azzardo un boccolo che scende ai lati del viso, tiro giù dall’armadio il cappotto lungo a vestaglia, mi studio nello specchio lungo dell’ingresso ed esco nella sera di febbraio che sa già di germogli e di erba nuova.
I vicini di casa che mi incrociano nel cortile, mi guardano un po’ perplessi, abbasso lo sguardo e procedo a passo svelto, giù per le vie della periferia, sui marciapiedi sconnessi, nel sottopassaggio ingombro di cartacce, ascolto sorridendo il fruscio della stoffa leggera sotto il panno del cappotto e i tacchetti rimbombare nella sera di una domenica senz’auto. Arrivo sul piazzale e la festa è già cominciata. Come un Carnevale di Venezia, c’è di tutto. Ognuno ha interpretato la sua idea di bello ed elegante, nessuno è uguale ad un altro. Ci si confronta, si spettegola un po’, ma tutto è incredibilmente lieve e frivolo. Poi si spengono le luci, qualche colpo di tosse nel buio e comincia la magia di una sera a teatro.
Dice lei:
E' ufficiale: l'inverno è finito.
Cavatevi fuori da piumoni, guanti e cappelli e respirate a pieni polmoni, se potete permettervelo (a Milano basta il pensiero).
Dice lei:
Lettera aperta a uno stilista
Caro stilista, ci sono tante cose che vorrei chiederti, non so neanche da dove cominciare.
Ti immagino seduto nel tuo grande ufficio minimal, seduto sulla tua poltrona di design mentre corrucci con cautela la tua fronte (non si sa mai che si strappi qualcosa) e pensi e ripensi alla donna 2004.
Come vestire questa esile e dolce creatura, come rivestire il suo culetto taglia 40 e il suo piccolo torace, valorizzando nel contempo l’esile seno da sedicenne, senza essere volgare mon dieu, magari con una tunica che scopra solo un capezzolo, in un vedononvedo tra veli e chiffon.
E cosa calzare ai suoi piedi mentre percorre vie di velluto? Calzature affusolate, con punte all’insù oppure aguzze come angoli acuti su tacchetti così esili da farla ondeggiare come un’odalisca, o camminare come una gheisa …
Chissà.
Ascoltami testa di rapa, ne ho le scatole piene della tue fantasie e lascia che ti dica qualcosa sulla donna 2004:
Quindi, ti prego di prego di alzarti, aprire la porta, prendere l’ascensore e scendere in strada. Camminare (senza body guard) almeno per un ‘ora, tra le 17 e le 17 e trenta, annotando mentalmente le fattezze delle donne che incrocerai. Poi torna su e la prossima volta che ti metterai davanti ad un foglio bianco, pensaci.
Dice lei:
Mi sento perfettamente allineata con Gaia in questo momento preciso:
http://blog.virgilio.it/weblog.php?idPostZoom=SMS_401e7dd49ec69
Dice lei:
Le colleghe sono come le sorelle, una se le trova, non le sceglie.
Una specie di lotteria del destino le estrae da mucchio e tu te le ritrovi davanti, di fianco, di lato.
Ogni giorno, per almeno 8 ore al giorno, viviamo insieme, respiriamo la stessa aria, conosciamo il nome dei loro figli, del marito, del fidanzato, sappiamo quando è il loro prossimo appuntamento dal dentista e se oggi sono tristi o felici.
Ma ciò che mi colpisce di più è l’enorme differenza tra ciò che si appare (o dovrei dire si è) quando si è presi fuori dal proprio contesto famigliare.
Smessi gli abiti di moglie/mamma/fidanzata sul lavoro ci si riveste di un altro sé.
Guardandole con il bicchierino del caffè in mano, mentre si spostano per lasciarti passare, vedo tutta la loro giovinezza, scorgo nei loro gesti movenze di bambina, il gesto infantile con cui si spostano un ciuffo dagli occhi, chissà se i loro figli riescono a vederle, o se la nebbia dei ruoli gli offusca la vista.
Quando le senti riprendere per telefono i figli, a fatica riesci a immaginarle varcare la porta di casa verso sera, sfilare i costosi cappotti firmati, le scarpe con i tacchi e correre verso il frigorifero con un figlio che le rincorre con un diario aperto, adesso sono così quiete, sedute composte al loro tavolo, con i pupazzetti tutti in fila, le penne colorate, le loro scrivanie assomigliano così tanto ai banchi di scuola dei loro figli, chissà se lo sanno…
Dice lei:
Al cinema da soli
Andare al cinema da soli è una delle cose che quasi nessuno ha voglia di fare, a me capita, non molto spesso ma capita. Direi che insieme alla cena al ristorante è una vera e propria prova di coraggio nel fare compagnia a se stessi. Le cene solitarie caratterizzano i miei viaggi e devo ammettere che senza il supporto di un libro sono quasi insostenibili, una noia mortale.
Il cinema invece presenta meno ostacoli e un pregio: l’assoluta concentrazione.
Arrivi, ti scegli il posto con calma, ti guardi intorno, e quando tutto si spegne ti puoi tuffare nelle immagini senza nessuna distrazione. All’uscita, mentre ti avvii verso casa, il film può rigirasi nella tua mente, puoi ripercorrere le scene più belle senza che commenti o giudizi altri disturbino questa specie di seconda visione. Tra le cose da fare almeno una volta nella vita, lo consiglio.