Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
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DICE LEI
Conscia che chi si loda si imbroda, mi cito ugualmente perché lo considero un vero onore:
http://www.webgol.it/archives/000530.html
DICE LEI
Ultimissimo giorno, domani mi aspetta una giornata intera per raggiungere l'aeroporto di los angeles, saranno più o meno 220 km ma senza auto in america vuol dire metterci non meno di sette ore con i mezzi pubblici, compreso il rischio di intopparsi da qualche parte. Mi guardo allo specchio e vedo che mi sono abbronzata ma non in modo setoso e uniforme ma a pezzi, il che con i capelli arruffati e striati mi da' un'aria da homeless niente male. Diciamo che il tocco di classe è il naso scorticato e la bocca riarsa. Anche il segno della manica della maglietta e dei pantaloni corti non é male. La valigia é piena di acquisti assurdi, deodoranti anzitutto, qui sono veramente strong, é come passarsi un'incatramata sotto le ascelle, non passa più niente, poi medicine bellissime, prodotti per capelli favolosi e una tisana al ginger e limone fantastica, due capi di GAP e qualche maglietta low cost. Peccato sia tutto così follemente costoso. Oggi il programma prevede spiaggia, saluto ai posti preferiti (kono's, ocean bean e cantina), tramonto. Sospiri.
DICE LEI
La vacanza é agli sgoccioli, ieri ho restituito la bicletta con un groppo in gola (forse anche per l'importo speso?). Il conto alla rovescia é preceduto da allarmistiche notizie sui voli che ovviamente scuotono i miei poveri nervi, metre mentalmente passano interi film dedicati all'argomento " tragedie aeree". Comunque il sole splende questa mattina tra gli spruzzi d'acqua che annaffiano i praticelli perfetti davanti a casa, i surfisti affrettano le loro colazioni e scappano in ufficio con i capelli bagnati e l'odore del mare addosso. L'estate per me é stata la mattina presto, pedalando in discesa, con l'aria fresca che passa in mezzo alle dita dei piedi.
DICE LEI
Incontrare un amico dall'altra parte del mondo rende le distanze attraversate inconsistenti. Passeggiamo sui marciapiedi infuocati di Coronado Village mangiando cucchiaiate di gelato denso come il malto. Mi brucia la bocca, sono poco abituata al sole e mi sono scottata proprio sulle mucose (perché parlo sempre), un caso su mille credo. Intanto intorno il mondo scorre al suo ritmo rilassato ma continuo. Senza frenesia, fluente. E' bello sapere che esistono posti come questi. Da' una speranza. Tra poco prenderò la biciletta e andrò verso la spiagge per godermi il tramonto del sole da questa parte del mondo.
Dice lei
Il sud della California é come uno se lo aspetta, ovvero c'é il grande oceano blu, le onde, i sufisti, i baywatch (attesto che tengono veramente in mano quella strana boa arancione e che si buttano a pesce appena uno fa le bolle sott'acqua, anche se non sta per annegare).
C'è il lungo mare, che é veramente lunghissimo, le villette fronte beach come in beverly hill (telefilm) e ci sono loro: the americans!
Corrono, vanno sui roller, vanno in bici, sul monopattino, insomma sudano un casino. Niente a che fare con il popolo italico versione marina che mi sono lasciata indietro.
Le sdraio non ci sono, così mentre ti sdrai sull'asciagamano rassodi gli addominali, niente bagni in ammollo, qui si lavora anche in acqua, si surfa.
Insomma qui non cazzeggia nessuno, niente "ferragosto moglie mia non ti conosco".
Anche i bambini fanno castelli professionali scanvando con superpalette buche profonde almeno un metro.
Allora anche io ho affittato la bici e mi do' da fare. Stamattina ho quasi preso un colpo di sole in testa perché ero senza cappello. Il colpo di grazia a dire il vero me lo ha dato il pancake che ho cercato di mangiare a pranzo, una mazzata che mi ha nauseato dopo solo tre forchettate... un record visto che io di solito mangio tutto.
Insomma, that's America.
Dice lei
Oh, è fatta si parte!!!
Spero.
Ci vediamo di là.
Dice lei
Milano d'agosto:
God save Princi!
nb: oggi treccina dolce con impasto a base di ricotta coperta di zucchero a velo...
Dice lei
Delirio da partenza
Richiamato taxista due volte per sapere se allora viene a prendermi domenica e, visto che c'ero, gli ho se a casa va tutto bene...
Isterici tentativi di iscrivermi alle Miles & More di Lufthansa per fare il check in telefonico e così evitare l'overbooking;
Acquisto di una mise da viaggio: non fa chic viaggiare scafati, potrebbe essere l'ultima volta che metto un vestito, ne deve valere la pena!
Consultato quindici volte il sito di Malpensa 2000, Lufthansa e Frankfurt Airp. e Air India;
Scaricato da Internet tutti orari e mezzi per raggiungere Malpensa da Milano nel caso in cui il taxista dia forfait all'ultimo minuto.
Aiuto!
Dice lei
Ansie da partenza imminente
Lo ammetto per me le partenze sono una spina nel fianco. Tanto mi piace viaggiare quanto detesto partire.
Sembra una contraddizione, forse in parte lo è, mi spiego.
Per me il viaggio comincia molto prima, con l'idea stessa.
Il viaggio resta sempre su un livello astratto di moto per luogo, pensare a dove andare, studiare le cartine, cercare i biglietti, organizzare l'itinerario eccetera. Cose che ti portano via con la testa già a gennaio.
La partenza moto da luogo. E' reale, è sostanziale, è un patema.
Tutto comincia 10 giorni prima , dalla preparazione della valigia.
Mi spaccio per una da jeans e maglietta, ma in realtà la sua preparazione è tutto oggetto di studio e ponderazione.
Prima lavo l'intero guardaroba estate 2004. La lavatrice va al ritmo di un/due bucato a serata.
Poi giù a stirare, fino a notte fonda, tanto che il braccio destro mi è diventato più grosso del sinistro Poi, quando è tutto piegato nell'armadio posso scegliere con calma. Di solito ci vogliono due tentativi prima della valigia definitiva. La prima valigia è modello "cimancasoloilpescerosso" ovvero tutto tutto, poi subentra la vergogna e la voce materna che riecheggia da 130 chilometri di distanza "io porto un paio di jeans, tre magliette e un prendisole" e allora via, togliere. La seconda è zen, per eccesso striminzita e triste. La terza finalmente equilibrata.
Poi c'è la fase di pulizia della casa. Terribile, ma non riesco a chiudermi la porta dietro lasciando i pavimenti spataccosi e il lavandino con le gocce.
Poi c'è lo svuotamento del frigo, una settimana di verdure e macedonie, pomodori due volte al giorno e cottura di tutto il surgelato. Brasato e arrosto anche ad agosto inoltrato.
Difatti tra i timori dell'uomo moderno (e miei), c'è quello della rottura del frigo durante le vacenze. Roba da brividi da cappotto.
Insomma dal quadretto emerge lo stress a cui mi sottopongo nella fase prevacanziera, a cui va aggiunta la "notte degli scongiuri" ovvero quella precedente alla partenza, si bruciano incensi e si recitano nenie antisfiga fino all'alba affinchè: il taxi arrivi (e se si sente male l'autista di notte?), non si spacchi il taxi sulla strada per Malpensa, non ci sia overbooking, non ci sia coda ai controlli, non mi capiti un posto accanto ai cessi, il pilota abbia dormito bene e sia di buon umore, non caschi nè esploda l'aereo nè venga dirottato...
Capito perchè odio le partenze?
Dice lei
Oggi mi aggiro per l'ufficio con gli occhiali da sole benchè fuori ci sia la luminosità di un pomeriggio di novembre.
Tanto non c'è nessuno.
Ho l'impressione di avere sulla testa un cappellino di piombo e sulle spalle uno zaino da K2.
Sono talmente pigra da non aver neanche voglia di smacchiare quella macchia di pomodoro sulla mia gonna gialla, proverò a lanciare una moda "lo spatacca trend". Esco il mattino tutta precisa e torno irriconoscibile con il rimmel colato, la camicia di seta incollata addosso, le scarpe in mano e la gonna spataccata.
Vivere macchia, si sa.
Compro un regalo per susanamericana e sbadiglio insieme a Silvia, all'unisono.
Piazza Scala è stranemente affollata, turisti che si fotografano l'un l'altro con la Galleria alle spalle.
Cade una piggerellina sottile, mi ricorda la vacanza a Bali dell'anno scorso.
Torno in ufficio, due parole e via, ognuna nella propria stanza, distrutte da questa breve escursione nel mondo esterno. Palombare a Milano d'agosto.
Dice lei Colleganza – ovvero piccola antologia delle differente tipologie di colleghe possibili (e immaginabili): La collega peluche La collega peluche si caratterizza per la sua salute fragile. Detesta le correnti e, sopratutto, teme l’aria condizionata più del demonio. La convivenza con la collega peluche diventa ardua sopratutto d’estate. L’alito freddo del condizionatore le causa i più svariati disturbi: dall’emicrania a grappolo a ogni possibile dolore legato all’apparato osteoarticolare. Oltre ad un costante malumore. In perenne lotta con “la filura” (ovvero la corrente d’aria o spiffero) tiene per 12 mesi l’anno un golf di lana pelosa appeso alla sua sedia, da lì il termine “collega peluche”. Altro tratto caratterizzate è una fodera di cotone a fiorami sulla seduta. Pare infatti che la creatura patisca il contatto con il tessuto sintetico della poltrona che le provoca pruriti diffusi nelle parti basse. Completa la sua postazione un cuscino anticervicale con rivestito all’uncinetto, infatti lo schienale della sedia il più delle volte non è curvato in modo ortopedicamente idoneo al collo della creatura. Da evitare. La collega vivaista La collega vivaista ha ovviamente il pollice verde, almeno così lei crede. Il suo ufficio può oscillare tra la giungla amazzonica (piante a foglia lunga e cadente) e il giardino di gesso (cactus e piante grasse). Il suo ufficio è letteralmente cosparso di vasi di ogni foggia e dimensione e bottiglie tagliate dentro le quali, nell’acqua giallina e stagnante, l’instancabile collega vivaista piazza pezzetti di rami, bulbi, lenticchie, erba gatta e tutto quanto abbia una possibilità al mondo di mettere una radice. La collega vivaista si caratterizza per la sua grande generosità, infatti usa donare ad altri colleghi i frutti della sua fatica tormentandoli poi di raccomandazioni e cautele e arrabbiandosi moltissimo allorquando, i suddetti colleghi, si dimostrano ingrati di tale generosità dimenticandosi di annaffiare le piante e facendole seccare completamente. Vivibile. La collega sexy La collega sexy si veste per venire in ufficio come per andare ad un appuntamento galante, incurante della propria età, peso e funzione lo zebrato, il pitonato, il ghepardato sono la sua seconda pelle. Tutto è rigorosamente strech, scollato e mini. L’unica cosa maxi è di solito la capigliatura e il flacone di profumo che usa a profusione. Chiama tutti “tesoro” e “amore”, dalla dirimpettaia di scrivania al direttore generale. La sua scrivania sembra quella di Barbie, un trionfo di cornicette e piccoli pupazzetti, regali di colleghi ammiratori. Il suo salvaschermo tipico è quello di George Clooney . Tra le tante tipologie, non è particolarmente temibile. La collega secchia La collega secchia è già al suo posto quando arrivi la mattina ed è l’ultima ad uscire la sera. Di un implacabile efficienza, la sua scrivania è un miracolo della simmetria e di ordine. Possiede una memoria prodigiosa che si risveglia sopratutto quando davanti al capo vi dimenticate qualcosa, che sia il numero di una procedura, una data, una pratica. Diversamente soffre di amnesia quando annaspate e le chiedete una mano. Mai un segno di cedimento o di stanchezza. Mai uno sbadiglio. Campionessa dello scatto su chiamata (del capo), è decisamente una delle specie più temibili.
Dice lei
Anche questa settimana è finita, pedalo in una Monza sempre più vuota e spettrale, mi specchio nelle vetrine vuote del centro su cui spiccano i cartelli colorati dei “Chiuso per ferie”.
Abbastanza spesso, sotto la data di chiusura, c’ è scritto a mano, con un pennarello nero "Buone vacanze".
Quei cartelli hanno un non so che di infantile, di fuori luogo, sono insegne di qualcosa che è fuori tempo, fuori dal tempo.
Fanno venire in mente in mente i diari di scuola, quelle ultime pagine di giugno, pochi compiti, la lista dei libri delle vacanze e le dediche dei compagni di classe. Qualcuno, dentro una nuvoletta scriveva "buone vacanze" con le l'inchiostro colorato.
Le “buone vacanze” sono legate alla famiglia, ai bambini con i secchielli e le palette, alle passeggiate sul lungo mare, alle partenze notturne verso l'autostrada del sole, all'odore di minestra degli alberghi.
I cartelli “Chiuso per ferie” hanno resistito a mode, innovazioni, sempre uguali nella forma e nei colori (arancioni, gialli e qualche volta verdi) sono un pezzo dell’Italia, come la pasta, la pizza e la FIAT.
Dice lei
Lagna d'agosto:
Agosto in Italia è un mese assurdo, potremmo quasi cancellarlo dal calendario, oppure mettere delle avvertenze del tipo:
"Agosto, siete pregati di non avere fretta, di non ammalarvi, di non restare bloccati in ascensore, di non aver bisogno di servizi di riparazione per guasti di ogni tipo domestici, dentistici, o del vostro automezzo. Dotatevi di tappi auricolari di cera per sopportare il frastuono di circa novanta cantieri cittadini. Moderate il vostro bisogno di acquistare il quotidiano, il pane e i farmaci. Annullate per un mese ogni tipo di pulsione culturale o politica. Se proprio dovete morire fatelo in modo discreto, e rispettoso delle altrui vacanze.
Eclissatevi, addormetatevi come la bella della favola insieme alla città e al Paese intero e risvegliatevi dopo il 25 agosto. Grazie per la comprensione".
Dice lei
E' passato questo primo fine settimane di agosto.
La città galleggia nel caldo soffocante e unto, tra cartacce, mozziconi e cocci di bottiglia.
Vanessa delira per il caldo e si compra un completino azzurro che la fa sembrare una bambina nell'estate del '75.
Le vacanze rendono la città un posto poco accogliente e sinistro.
La passo tra divano e letto e come sottofondo, il ronzio dell'aria condizionata.
Non mi sento bene, anche la musica è troppo.
Ieri ho letto un libro intero (Una barca nel bosco di Paola Mastracola, bello).
In cucina 24 gradi, in camera 28, in bagno 32 (frigidarium, tiepidarium, calidarium).
Domenica mattina presto incontro soltanto disperati, ventriloqui e drogati in crisi di astinenza.
Lunedì Torino è come l'Indonesia, si respira vapore, esco il minimo necessario e la sera bevo il mio vino bianco sognando solo il momento in cui rientrerò a casa e mi strapperò di dosso i jeans, intanto Cristina, con aria di importanza mi racconta cose assolutamente prive di interesse. Fingo di ascoltare, mi ottundo.
Il sonno è pesante e la mattina arriva subito ed è treno. Sono arrivata.
Dice lei
Luglio è stato:
Gli occhi senza più speranza della mamma di Paola;
gli occhi di Paola che non sorridono più;
la Nike al museo del Louvre;
l'inizio dell'estate;
la noia;
un sabato pomeriggio in macchina con Pale, attraverso le campagne torinesi;
il Filetto di Angus con Vanessa del venerdì sera;
il trasferimento.