Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
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Dice lei
Secondo me, tutto considerato, non è male....
Dice lei
Cammino per chilometri, dopo il lavoro, verso mete futili. L’autunno sta arrivando così lentamente da passare quasi inosservato, i viali solo ancora verdi ed porto i sandali esattamente come un mese fa. Un mese che sembra un anno. Passo sotto i portici chilometrici, catalogando mentalmente i tratti migliori e quelli peggiori, e appuntandomi i negozi dove un giorno vorrei entrare.
Non riesco a bighellonare, il passo deciso mi è rimasto, strascico dalla vita milanese.
Ogni tanto incrocio la mia immagine obliqua nelle vetrine e sussulto. Sono io quella? Può un immagine mentale di sé essere così diversa? Arrivo a destinazione, sbrigo velocemente le mie commissioni e riparto verso casa. L’aria nel frattempo si è fatta più fredda e mi arriva un odore di foglie e legna bruciata, a casa spalanco la finestra e mi sporgo fuori per non perdermi quest’altro tramonto azzurro e giallo dietro la cupola della Consolata.
C’è una nuvola che somiglia ad un grande punto interrogativo.
Dice lei
Forma mentis
La brioches senza marmellata a Milano è "liscia", a Torino è "vuota".
Non c'è altro da aggiugere.
Dice lei
Parole sante...
"Prendersi sul serio, mica facile
questo nostro vivere in recupero
la maturita' slitta sempre piu' in là
a rimorchio di un miraggio futuribile."
Sergio Caputo - E' già domani (No smoking)
Dice lei
Torino Milano confronti
Niente da fare, i baristi milanesi il caffè, nella specie il macchiato caldo, non lo sanno fare. Idem per i croissant che conoscono solo in formato presurgelato, scaldato e bruciacchiato. L'ho detto, non c'è storia, Torino è un altro pianeta (almeno per le colazioni).
Dice lei
Riflessioni verso sera
La domenica del geco è ancora un lontano miraggio mentre percorro i miei 45 metri quadrati in tutte le direzioni nel vano tentativo di mettere-a-posto-tutto-ciò-che-è-fuori-posto. Attività tra le più frustanti che esistano perché è matematicamente provato che ciò che hai appena riposto ti servirà entro un’ora e dovrai ritirarlo fuori e poi rimetterlo a posto. E’ come osservare quei giochini del moto perpetuo, ti fanno letteralmente impazzire. L’unico modo per godersi il lavoro fatto potrebbe essere quello di uscire di casa e tornarci il più tardi possibile oppure a lavoro finito acquattarsi in un angolo immobile. Queste sono state le mie riflessioni mentre portavo l’ennesimo calzino spaiato dalla poltrona, sotto la quale era stato rinvenuto esanime, al cassetto delle calze orfane (così classificato in quanto contenente calze congenitamente mancanti di compagna di vita). E qui si poneva la domanda tormentone: dove saranno finite le altre? E’ un grande boh. Sono arrivata a pensare che all’interno della mia lavatrice esista un triangolo maledetto, una specie di triangolo delle bermuda che inghiotte per sempre i calzini. Diversamente potrebbe esistere un intervallo spazio/tempo tra il cestone, la lavatrice e lo stendipanni nel quale i calzini spaiati viaggiano nel tempo. Per cui adesso potrebbero essere finiti ai piedi di qualche etrusco. Sfinita da tali profonde riflessioni, sprofondo nella poltrona a righe davanti alla finestra della cucina, mentre il cielo si stria di viola e la luce scende. Apro l’ultima rivista acquistata (easy shopping) e mi godo l’ultimo frammento di domenica.
Dice lei
Domenica pedaliamo tutti insieme per le strade del centro sgombre dalle auto ma affollate di gente.
Zigzaghiamo tra i banchetti, facciamo trillare i campanelli e sussultare i passanti, ogni tanto sfreniamo di colpo per evitare qualche ostacolo, ridiamo spesso.
C’è anche Chiara.
Chiara ha la pelle di un rosa appena accennato, una tonalità acquarello molto diluito e occhi azzurri, così trasparenti e limpidi che si vede fino giù nella sua piccola anima intatta. I capelli le cadono ricciuti e morbidi sulle spalle, sottili e lucidi, come seta. Quando ride si vedono i piccoli denti da coniglietto e gli occhi si allungano, sorridenti anch’essi. Chiara ha quasi due anni ed è perfetta.
Dice lei
Eccolo, lui, l'introvabile gattino asciuga smalto!
Dice lei
Meraviglie dello shopping aereo
Nell’ultimo viaggio intercontinentale ho avuto modo di sfogliare accuratamente il catalogo della Lufthansa World Shop. E allora? Beh, credetemi ho visto cose che voi terrestri non potreste mai immaginare. Unica penalità il tedesco, che non conosco e che ha reso la decifrazione delle figure un po’ complicata. Pertanto potrei aver preso ciocchi per brocchi, nel caso avvisatemi. Al primo posto ci metto il caminetto portatile “conmoto PLAZA”. Non so se mi spiego: esiste un caminetto che può essere piazzato a piacimento nel bel mezzo del salotto senza buchi né fumi (credo), ecco realizzato il sogno della mia infanzia starsene in casa a leggere davanti ad un focolare mentre fuori nevica…Al secondo posto ci metto lo stira camicie ad aria “Siemens Hemdenbügler”. Ovvero una specie di spaventapasseri di ferro su cui si infila la camicia e schiacciando un bottone si gonfia come un palloncino: ed ecco la camicia asciutta senza il bisogno di ferro da stiro. Mi sa che lo regalo a mia madre per Natale! Al terzo posto abbiamo il fantastico aspirapolvere intelligente (è tedesco lui) “Electrolux Trilobite”, va da solo in giro per la casa e con i suoi occhietti elettronici evita gli spigoli e i muri, il sogno di qualunque scansafatiche domestico (ancora io). Menzione d’onore anche per il cuscinone gigante che fa da poltrona “Sitzkissen Fatboy rot” . Insomma andate, guardate e fatemi sapere!
Dice lei
Ci sono presentimenti che dovrebbero essere ascoltati, o meglio, che io dovrei ascoltare. Quella sensazione di negatività, di catastrofe imminente, più efficacemente, di sfiga, che ogni tanto ti coglie e non sai perché e non sai spiegarla a nessuno.
Bene, io da venerdì avverto questo strano disagio, all’inizio ho pensato ad una suggestione dovuta al fatto che fosse venerdì 17, ma poi via via che passavano le ore è diventata sempre più opprimente. L’esperienza mi insegna che in questi casi si dovrebbe adottare la "tecnica del geco". Ovvero starsene lì, immobili, attaccati al muro senza fare alcunchè a parte mangiare e lamentarsi ogni tanto.
Invece, posto che la mia nuova vita torinese ha bisogno di stimoli nuovi eccomi, sciagurata, prendere al volo un invito di Vanessa per una bella passeggiata in montagna.
Ovviamente prima di dire il fatidico “sì” cerco di tirarle fuori dei dettagli.
Lei è rassicurante, le hanno riferito (dei conoscenti) che è una passeggiata, una cosa tranquilla di un paio d’ore. Aggiunge "più che fattibile".
Non mi preoccupo quindi più di tanto e, in quattro e quattr’otto, butto nello zainetto un paio di magliette, dei calzini e la raggiungo nella serata di sabato, in modo da essere già lì , vista la levataccia delle cinque e mezza della mattina successiva.
E già da questo avrei dovuto sospettare sospettare qualcosa.
La sera, per festeggiare, andiamo a cena fuori e banchetto di tutto punto, dal primo al dolce. La notte non basterà a smaltire il tutto.
Prima che il gallo canti siamo pronte al punto di ritrovo.
Arriva colei che ci dovrà scortare, aria montagnina (guancia paonazza, faccia quadrata e un accenno di baffi), corporatura da guerriero maia e sorrisetto ironico. Avverte che si taglia nei boschi.
Il mio buon umore si spezza dopo neanche mezz’ora quando, ormai quadrupede mi arrampico su per un sentiero irto e roccioso. Dopo quaranta minuti annuncio che io farò la strada tradizionale, chi va piano va sano e lontano mi dico e Vanessa mi accompagna.
Intanto il mio stomaco, che ha deciso di farmi la guerra, mi tormenta con ondate di nausea. Non pago di ciò, scatenerà un atroce emicrania che non potrò tamponare fino a sera, avendo lasciato le pastiglie in macchina.
Alla penultima stazione stramazzo senza dignità, tolgo le scarpe da trekking (che ho da quasi dieci anni e che ho sempre portato senza alcun problema) ed ecco che i mie piedi sono diventati di burro e urlano, tutti spelati sui calcagni.
Impossibile proseguire.
Vengo, seppur dolcemente, smollata su un prato e zoppicante mi accoccolo su una pietra. Passeranno quattro ore prima di rivedere una faccia amica. Nel frattempo mi ridurrò a elemosinare ai margari un piatto di polenta e salame con la promessa di pagarla più tardi (i soldi, ovviamente erano in macchina).
Riesco a far debiti anche a 2000 metri di altitudine.
La discesa avviene a denti stretti ma, appena seduta nella macchina che ci riaccompagna a casa, il mio stomaco si prenderà l’ultima rivincita della giornata.
Alle cinque di pomeriggio bacio il suolo del piazzale e rantolo seguendo Vanessa verso un bar in cerca di un digestivo antonetto.
Insomma, una domenica bestiale. Mai contrastare il grande potere della sfiga!
Dice lei
Torinesi
Tanta voglia di inverno?
Non saprei come altri spiegare questa epidemia di donne stivalate. Il look è total black, gonna, stivale senza calze. Chissà che saunetta visto che la temperatura esterna è sui 25 gradi…Per non parlare del gilet trapuntato e/o giacche antipioggia. Potrebbero appartenere a quel gruppo di persone che, incuranti delle temperature, si danno delle date fisse. I cosiddetti addicted del cambio armadio. Il 15 aprile, archiviano tutto ciò che è lana, misti e derivati, indossano solo calze a rete e scarpe leggere. Perché è primavera, Il 3 maggio tolgano le calze perché sta arrivando l’estate e il 10 settembre fanno il cambio invernale perché è autunno. Sono altresì coloro con la bronchite perenne, del raffreddore cronico. Quelli che vogliono controllare attraverso il cambio dell’armadio il flusso delle stagioni. Quelli che al bar sospirano, tirando fuori un kleenex che non ci sono più le mezze stagioni.
La torinesità è fatta anche di questo.
Dice lei
Finalmente c’è il sole, stamattina ho fatto un voto di fiducia al cielo grigio e minaccioso ed è andata bene, giù per le strade del centro con la bici risistemata, gomme nuove e freni nuovi. Un po’ come me. Mezza nuova, mezza quella di sempre.
Funziona bene, ma scricchiola un po’, come me d’altronde. Esausta crollo alle ore in cui vanno a dormire solo i bambini e i vecchietti e poi sono sveglia all’alba, ascolto da sotto il lenzuolo i rumori del mio quartiere, che si sveglia prima che sorga il sole. Sto cercando il mio bar preferito per la mattina, il posto per il pranzo, la strada migliore. Vivere qui nei fine settimana aveva il sapore di una vacanza strappata, adesso è tutto per me e, in alcuni momenti mi sento sazia. In altri, l’occhio del ciclone si impossessa di me, e mi risucchia nel vuoto, vuoto che comunque c’è sempre, anche se alle volte faccio finta di non saperlo o semplicemente non ho voglia di pensarci. Alessandro allora me lo ricorda, implacabile filosofo, come sempre, è lui che me l’ha mostrato, nei due anni in cui abbiamo vissuto insieme. Lui sa che quando tutto si ferma, quando i telefoni non squillano più, non c’è più la musica di sottofondo e la casa piomba nel silenzio e nel buio, il vuoto fa rumore.
Dice lei
Lascio Monza in un pomeriggio caldo e vischioso. In lontananza sento rombare il gran premio. Vanessa arriva con il furgone noleggiato sorridente e ottimista come sempre, nonostante tutto. Poi tutto si svolge come da programma. Arriviamo a Torino nel pieno pomeriggio e scarichiamo. Alla fine la casa è inagibile. Miriam archivia, organizza e cestina. Ogni tanto mi chiama ridendo. Alla fine conta ben 6 ombrelli. Marco guarda l'incessante via vai dei miei vicini di casa. Dopo po' recupera, non so dove un cd di samba e la giornata scivola in un sabato sera. Intanto Chiara misura a passi e cadute la casa dei nonni. Domenica è pressochè identica, solo che sale la tensione. Ieri è stato il primo giorno di un nuovo lavoro. Nuovi volti, nuove pareti. La mia città mi sembra addormentata nella foschia umida.
Dice lei
Da una parte inscatolo, dall'altra inscatolo pure, poi pulisco una cosa e contemporaneamente ne inizio un'altra, cercando di tenere tutto appicchicato alla mente, poi stiro fino a notte fonda e il mattino dopo organizzo un festino d'addio per l'ufficio.
Distribuisco brioches fresche e saluti e promesse di non perdersi e rivedersi qunto prima.
Si chiude, questo quadriennio si sta chiudendo dolcemente e inesorabilmente nell'questo autunno ancora caldo, con il sole appena più tiepido di un mese fa.
E' talmente vero che non riesco a credere che da lunedì ci sarà un'altra scrivania, nuovi colleghi e sopratutto un lavoro che non ho mai fatto in vita mia.
Cerco di non pensarci, non ora, domenica sera magari.
Dice lei
Nella frenesia di questi giorni non riesco a chiedermi se Milano mi mancherà. Lo faccio ora:
Mi mancherà?
Dice lei
Se qualcuno mi chiede ancora "cosa hai fatto al naso?" me lo mangio.
Insomma mai visto un herpes nasale?
Al prossimo dirò che è stato un incontro al buio con un coccodrillo o che mi ha morso un vampiro miope.
Ma guarda un po'.
Dice lei
La casa è sempre più vuota e sempre più piena di scatole di ogni forma e dimensione, quasi un quadro cubista. Salto tra uno e l'altro cercando cose che non troverò per tantissimo tempo, gli inconvenienti e i contrattempi non si contano, le giornate passano velocissime mentre le notti non passano mai.
Dice lei
Paradossi d'America
Un paese dove si trovano le cose più incredibili cade invece su quelle banali. Esempio? Per il compleanno del piccolo Filippo decido di acquistare dal prestigioso negozio "Geppetto's" una piscina gonfiabile con 100 palline colorate (non le ho contate, c'era scritto sulla scatola e mi sono fidata). Marca italiana Chicco.
Arrivata a casa, decidiamo con grande entusiasmo di gonfiarla e dare il via al circo.
Proviamo a gonfiarla a bocca...niente da fare, c'è la valvola di sicurezza per cui o sei il Sig. Eolo in persona o ci vuole una pompa. E che sarà mai? La compriamo, siamo in California, c'è il mare, ci sono decine di piscine gonfiabili negli scaffali dei supermercati, avranno pompe a mazzi. E così comincia l'avventura. Nei giorni seguenti giriamo tutti i supermercati e i negozi di giocattoli della zona, di pompe non c'è traccia. Ci mostrano pompe da bicicletta, ci consigliano di andare dal benzinaio (?), la maggior parte alla richiesta "air pump for unflatable toys/swimming pool" ci guarda come se avessimo chiesto "una navicella per andare su Marte, grazie". Abbiamo quasi perso le speranze e Filippo mi guarda ormai con diffidenza, pensa che queste amiche italiane sono un po' un pacco. Alla fine, una mattina, sconsolata vado nuovamente da Ralph e, poco oltre il reparto piscine e unflatable stuff, nel reparto "camping" eccola lì, la mia pompa a pedale. Con l'elasticità mentale che contraddistingue i commessi americani, se una cosa non c'è nel reparto x, non esiste e basta. Comunque eccola, certo non è come quella italiana, con il bocciotto color clistere e il tubo nero. E' cromata, fighissima e gialla. E sopratutto è l'unica.
Brilla sullo scaffale come un solitario in una gioielleria. E' mia, Filippo avrà la sua swimming pool.
Altro esempio: siamo in California, c'è l'oceano, ci sono tante tante piscine, che cosa non può mancare? I costumi bagno? No a due pezzi ce ne sono, ma se provate a cercarne uno da piscina, olimpionico, son problemi.
Ovvero esiste un solo modello, una sola marca e tre colori basic rosso, blue e nero. Come in Bulgaria. Non una riga, una freccetta colorata, ma scherziamo?
Capirle queste leggi di mercato americano....
Dice lei
Piccole osservazioni cattive
E' confermato, gli italiani puzzano.
Ci vantiamo di essere i più dediti alla pulizia del pianeta terra ma non è vero.
Ci vantiamo di essere l'unica popolazione ad avere il bidet ma evidentemente tralasciamo la pulizia di altre parti, sopratuttutto quelle ascellari.
Lo avevo già constatato a giugno quando, entrando nelle metropolitane parigine, non venivo colta da quella condensa stallatica tipica di quelle milanesi.
Niente, rien, asettiche.
In California ho avuto la conferma. Venivo contiamente in contatto con gente sudata, ma che dico sudata? Sudatissima. C'è chi sta in spiaggia, chi corre, chi fa gli addominali, non uno, dico uno, che lasciasse dietro di se' il tipico e nausebondo odore.
E allora? Sarà l'abitudine degli stranieri a farsi la doccia tutte le mattine, sarà che i deodoranti stranieri sono veramente strong, il risultato comunque è che non puzzano. Mentre gli italiani lasciano la scia spesso e volentieri, maschi (soprattutto) e femmine.
Altra chicca, ci lamentiamo che i nostri bambini sono capricciosi. Guardiamo i tedeschi, con i loro piccoli Hans e Grete ubbidienti e disciplinati e ci chiediamo "dove ho sbagliato?", ah si? Beh, fate un viaggio intercontinentale con Air India, farete conoscenza dei piccoli indiani. Piangono tantissimo, o dormono, o piangono ancora. Ma non un pianto da fame o dolore, parliamo di urla isteriche continue. L'aereo è decollato da Los Angeles avendo, come sottofondo, lo strillo isterico di un bimbo indiano di circa 4 anni. I dolcissimi genitori lo guardavano sconsolati ma assolutamente non in grado di arginarlo, al più battevano le mani creando così ancora più rumore. Io, risoluta a dormire almeno per un'ora, ho rischiato una lesione celebrale conficcandomi sempre più in fondo i tappi per le orecchie.
Cose di questo mondo.
Dice lei
Sufus'
Stamattina galleggio entro una bolla d'aria rarefatta, l'impressione è quella, nonostante il doping di melatonina saranno le nove ore di fuso, racconto alla Ila di quando, durante il volo, ho visto con i miei occhi che la terra è rotonda, l'aereo è scivolato dal blu scuro della notte verso lo spicchio illuminato e la linea dell'orizzonte era ricurva. Lo so che è scontato ma una cosa è leggerlo sui libri, una cosa è constatarlo con i propri occhi. Il rientro è una staffetta di mezzi e mi addormento in metropolitana. L'impatto è quasi nullo, stamattina l'Italia mi è sembrata ancora più affollata del solito, la solita gente che corre, ma per ora ho una giusta dose di distacco che mi protegge.