Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
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Dice lei
La sera vado a caccia di sere d'estate, del profumo dei gelsomini, di lucciole e lanterne.
Il mondo al mio passare sembra però ritrarsi, i locali sono vuoti, le rive del fiume ancora deserte, mentre le luci si affacciano tremolanti nell'aria fredda.
Mi impongo per cenare all'aperto e mi ritrovo a fine serata schiacciata contro il termosifone della cucina con una tosse secca e stizzosa. Ogni cosa a suo tempo, ogni cosa ha il suo tempo.
Dice lei
Parlando di equilibri difficili...

Dice lei
Istanbul è uno di quei posti dove ovunque volgi lo sguardo vedi acqua, salata e dolce che si mescola sotto i ponti che collegano la città vecchia a quella "nuova", con pesanti navi che l’attraversano emettendo suoni profondi e sordi che risalgono le coste e si perdono nelle preghiere islamiche, nei trilli dei cellulari, nel vociare multilingue dei bazar. Faccio colazione spesso da sola, per scelta, perché ho bisogno di appropriarmi del tempo, per abitudine e perché mi piace guardare oltre le vetrate del terrazzo verso l’acqua scura del mar di Marmara senza parlare. I tempi solo lunghi come fili di lana sciolti, ma molti corrono per la strada creando un contrasto stridente. Le preghiere dei muezzin fermano il tempo del giorno della notte. Come molte città turistiche c’è un’aria di decadimento e di facciata. Di cui però approfitto per una volta, senza contestarla, facendomi trasportare cercando di respirarci insieme. E’ stata una bella vacanza.
Dice lei
Parto
Vorrei poter dire che parto leggera, con uno zaino pieno d’aria e di nuvole. Non è così, più passa il tempo e più è difficile preservare la leggerezza del vivere. La pesantezza di questi giorni mi offusca la vista e mi ottunde. Mi ottunde. E' come un cappotto bagnato.
Cercherò, di più non so se ne sarò capace.
Dice lei
Per M.
Avrei voglia di una minestra calda, una minestra in cui galleggino pezzi di carote e patate, con crostini di pane bruciacchiato al lato del piatto. E per secondo uno spezzatino, di patate e di piselli, come non ne mangio ormai credo da almeno sette anni. Oppure due fette di polpettone, quello con l’uovo sodo centrale. Sono stanca dei bar, dei piattini, dei ristoranti, delle insalatone, dei panini camogli, e di pizze barzotte e tiepide. Vorrei un po’ di silenzio e di tepore rassicurante, di un esserci e basta. Mi manchi, di più non posso dirti.