Dice lei
India 21/08/05 - Consigli per un viaggio.
Porta delle caramelle per i bambini (Betta 17/08/05).
Non portare caramelle perché sennò ti assalgono in cento e devi chiamare la polizia per uscirne (Isa 18/08/05).
Pare che per la malaria ci sia un farmaco omeopatico che fa puzzare in un modo sgradevole alle zanzare ( e agli altri? Cristina 16/08/05)
Mangia solo verdura cotta e frutta pelata (everybody).
Un mio amico si è presa l’ameba da una fetta di ananas (Fulvio 18/08/05).
Portati tappi e bandana da mettere sugli occhi per dormire (Simona 19/08/05).
Prendi una purga prima di partire così parti con l’intestino pronto a ricevere batteri stranieri (non lo farò – Ilaria 02/08/05).
Non siamo mai stati male, solo due e o tre giorni con febbre a 40 e dissenteria, in effetti mio marito è rientrato prima della data prevista (amica di Vanessa 22/07/05).
Non andare a Varanasi è un posto terribile (mamma di Isa).
Varanasi è un posto pieno di fascino, da non perdere (guide varie).
Girate sui treni, sono comodissimi e puntuali (letto su forum di turistipercaso).
Boccio i treni indiani, affollati e sporchi, prendete un autista! (letto su forum di turistipercaso).
Non portatevi niente da vestire (varii).
State attenti all'acqua, al cibo, al traffico, ai ladri, ai truffatori, al caldo, all'aria condizionata ma mangiate di tutto e divertitevi (guide turistiche).
A nord!
A est !
A ovest!
A sud, no, ci sono i monsoni.
Dice lei
Ritagli d’agosto
Pigra e indolente completo il mio puzzle. Più si avvicina la data della partenza più il quadro d’insieme mi sembra irrealizzabile. Cerco di dominare l’ansia, la mia solita ansia da partenza, ma il sonno si accorcia e lo stomaco saltella, mio malgrado.
Torino mi regala giornate terse e settembrine, così diverse da quelle dello scorso anno dense, gonfie di umidità e di cieli schiumosi.
L’intrattenimento è quasi un lavoro in queste giornate vuote, si vedono poche persone e tutti sembrano persi nei propri percorsi. Difficile afferrare qualcosa ad agosto. Tutto sembra scivolare via tra le mani. Come sabbia.
Postato da: Momi67 alle 16/08/2005 11:40 |
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Dice lei
Appunti da un concerto per piano
Complice l’assoluta mancanza di alternative di queste sere di mezz’estate, associata ad elementi quali la gratuità , la curiosità e l’interesse (massì, anche quello) ieri sera, ci siamo recati ad un concerto per piano in un piccolo auditorium della città. Vista la gratuità dell’evento il salone era pieno come un uovo.
Le sedie erano state probabilmente progettate da qualche illuminato in modo da impedire allo spettatore di stare dritto, di stare curvo, in generale di stare comodo, scongiurando, forse nelle sue intenzioni creative, il temibile colpo di sonno da concerto serale.
Età media dei presenti 65/70 anni, caratteristiche di maggioranza: carampana lei, eccentrico lui.
All’inizio del concerto la temperatura nel salone sfiorava i 30 gradi. L’aria condizionata però era presente, nello specifico si trattava di un efficiente impianto che ha funzionato per 4 minuti esatti.
Dopo i primi due minuti le signore presenti, con uno scatto davvero lodevole per la loro età, hanno simultaneamente estratto dalle loro borse scialletti, stole e golfini di lana sotto i quali si sono paludate lasciando fuori solo il naso. Al terzo minuto un mormorio minaccioso ha intimato al più vicino di spegnere quell’ordigno dell’inferno. E così al quarto minuto eravamo a mollo nella calura.
Unica risorsa: lo sventolio dei programmi.
Tuttavia gli effetti devastanti avevano già colpito la mia vicina di posto la quale ha attaccato con una tosse grassa degna di una bronchite con i controfiocchi. Dopo un po’ è cominciato il consueto rito del “rabastamento” nella borsetta.
Ziiiiiiip, scrus scrusc, trovat, scrash, gnam, trengle trengle (suono di caramella dura fatta scorrere su e giù per il molari e i premolari fino alla consunzione).
Diciamo poi che il concerto non era male anche se il pianista cantava tra sè durante le esecuzioni dando un effetto cornamusa al tutto.
Ma mi sono divertita, davvero!
Postato da: Momi67 alle 09/08/2005 10:56 |
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Dice lei
Un sogno ricorrente
C’è un posto nei miei sogni che conosco bene. Una casa sui tetti. Conosco la strada per arrivarci perché l’ho sognata molte volte. Si sale da una scala stretta, vecchia con degli altri grandini, poi attraverso una porta di legno si arriva ad un buoi corridoio, poi ancora tre scalini e c’è un tetto. Poi con un piccolo salto si arriva ai piedi di un’altra breve scala in cima alla quale c’è una porta. E lì c’è la mia casa, due stanzette squallide e scrostate che sembrano galleggiare nel cielo. Dalle finestre si vede solo l’azzurro. Ora non ci abita più nessuno ma sento di averci vissuto e di amarla ancora.
Ieri notte ci ho portato mia padre.
Postato da: Momi67 alle 08/08/2005 17:12 |
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Dice lei
06/08/45
«In un milionesimo di secondo, un nuovo "sole" si accese nel cielo, di un bagliore bianco, cento volte più incandescente del Sole nel firmamento. E questa palla di fuoco irradiò milioni di gradi di calore contro la città di Hiroshima.
In questo secondo, 86.000 persone arsero vive.
In questo secondo 72.000 persone subirono gravi ferite.
In questo secondo 6.820 case furono sbriciolate, scagliate in aria dal risucchio di un vuoto d'aria per chilometri d'altezza nel cielo, sotto forma d'una colossale nube di polvere.
In questo secondo crollarono 3.750 edifici, le cui macerie s'incenerirono.
In questo solo secondo, raggi mortali di neutroni e raggi gamma bombardarono il luogo dell'esplosione per un raggio di un chilometro e mezzo.
In questo secondo l'uomo aveva compiuto, con l'aiuto della scienza, il primo tentativo per annientare se stesso.»
Il gran sole di Hiroshima, K. Brukner, Giunti Marzocco 1962
Dice lei
La notizia mi ha gettato nello sconforto.
Oddio, è tornata.
Non ce ne libereremo più di questa qui.
E' diventata una persecuzione.
Postato da: Momi67 alle 04/08/2005 15:30 |
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Dice lei
“In caso di improvvisa perdita di pressione le maschere ad ossigeno scenderanno dal soffitto, vi preghiamo di indossarle e di respirare normalmente…”
Mi dicono che sono in un periodo poco comunicativa. Io, proprio io, quella del “comunico ergo sum”.
Beh, in effetti c’è del vero.
Ma ho le mie ragioni. Ho esaurito lo spazio sul disco D, quello della disponibilità ad ascoltare e sono quasi alla fine del disco P quello della pazienza, probabilmente correlati. Ho fatto il pieno di guai altrui, non tollero più il suono della mia voce nel dare consigli, sono arcistufa del ruolo di life coach, basta depressioni, separazioni, abbandoni, tradimenti, dell’egocentrismo e del narcisismo che l’accompagnano e di tutti gli squallori annessi. Conosco i processi, le fasi, le frasi. Non ho più parole da spendere al riguardo. Non voglio più confrontarmi e riconoscermi nei problemi altrui. Voglio vivere e basta. Sono arcistufa delle serate for girls only in cui non si fa altro che parlare e parlare … di uomini. E allora le mie orecchie non ce la fanno più, ho bisogno di altro, di ossigeno, di argomenti nuovi, di prospettive diverse, di commistioni, o forse solo di silenzio, chissà. Mi rendo conto che c’è della presunzione in tutto questo, e forse una mancanza di obiettività, sono detestabile, lo so, mi passerà.
Dice lei
Agosto non mi piace. Detesto le serrande grigie e i cartelli scritti a mano in cui si annunciano i trenta (difficilmente sono meno) giorni di chiusura. Detesto il senso di abbandono e impotenza, il non saper a chi rivolgersi in caso di guai e trovo assurdo l’esodo di massa verso le città di mare, pulviscolo sulla cartina geografica, che si riempiono all’inverosimile per un mese all’anno. Detesto le prime pagine dei giornali ad agosto piene di idiozie da vacanzieri decelebrati e quell’aria di scontento che ne trapela per mancanza di una bella tragediona con cui campare per un po’. Detesto le granite nei dispenser dei bar, i canotti, materassini e le borse omaggio in alcuni giornali, i piedi nelle fontane. Mi irritano all’inverosimile i lavori stradali e i cantieri che (giustamente però) centuplicano la loro attività in questo maledetto mese. La città è popolata di giganti di ferro con gambe e braccia metalliche che battono e scavano. Detesto infine le vetrine spoglie, con i manichini nudi, assolutamente nulla di bello da guardare passando. Mi costringono da anni a partire, per disperazione, per sopravvivenza, pura necessità di non morire di noia. Quest’anno molto tardi a dire il vero, perché ovviamente è il mese più caro dell’anno per partire. Di questo mese salvo solo alcune mattine, ma non tutte, molto presto quando l’aria è fresca, un paio di domeniche pomeriggio e alcune serate sotto casa.
Postato da: Momi67 alle 01/08/2005 10:06 |
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