Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
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Dice lei
Aspetto che arrivi l’autunno. So di sembrare una pazza, tutti cercano di trattenere il caldo e di esorcizzare l’inverno. Io no invece. Aspetto fiduciosa. Non amo queste giornate a metà, i cieli bianchi, l’aria umida e l’attesa che si respira. Voglio un cambiamento di visuale e di colori. Spio impaziente le vetrine dei negozi. Mi piace il viola denso e pastoso, il verde sottobosco, i rossi mescolati ai fucsia e al giallo che mi ricordano l’India. I maglioni grossi e lunghi. Non mi piacciano invece i fluò, le asimmetrie, i tessuti stropicciati, i tagli troppo smilzi, i tessuti sintetici. Il nero quest’anno mi annoia e il grigio mi stufa solo a vederlo. Pigramente Torino si avvia in quello che dovrebbe essere il preludio ad un periodo frenetico. La gelateria sotto casa ha messo fuori il cartello “cioccolata calda con panna e aromatizzata”. In via Roma hanno già preso posizione i caldarrostai. I ristoranti espongono nelle vetrine vassoi di funghi. E’ come un teatro in allestimento. Siamo alle prove.
Dice lei
Scene da un matrimonio
La sposa era bellissima. Lo sposo al suo meglio. Gli amici c’erano tutti. Volti e mani che si stringevano, abbracci e pacche sulle spalle. Passano di mano in mano album di fotografie, telefoni cellulari sui quali scorrono le immagini dei bambini nati in questi anni e lasciati a casa da questi genitori ancora ragazzi. Mi rendo conto di non riuscire a riconoscerli diversi, nei loro ruoli di adulti. Per me restano fotografati in un momento della loro vita.
Che era anche un momento della mia.
Quando a notte fonda ci troviamo davanti al mare, sulla sabbia, non sappiamo più ripetere quello che veniva naturale solo pochi anni fa. Restiamo là in piedi. In attesa di una chitarra che non arriverà mai, di un amico in ritardo. Attaccati ad un momento che cerchiamo di assaporare ancora per un poco.
Dice lei
E sempre restando sul tema, oggi, più che mai mi viene in mente questa canzone:
Sì, No
Non lo so, ci dovrei pensare
No, Sì,
Però lei che domande fa?!
E' un prete, sì, va bene,
ma mi consenta, devo dissentire
Lei spero comprenderà.
Sono rimasto impressionato dal suo comportamento,
una persona come lei venuta su col vecchio e con il nuovo testamento
e li conosce almeno come io conosco Topolino, e non è stato carino
che proprio lei certo dotato di grande sensibilità
mi avesse interrogato con tale superficialità, da ridurre quasi a un quiz televisivo
il dubbio più grande che ricordi da che sono vivo.
Io non so se sarò in grado di restare insieme, di volere bene
di aspettare il tempo che passa ogni giorno più lento e di sentire che l'anima ingrassa dentro.
Io non so se saprò veramente dare un senso a quello che oggi penso,
se sarò in grado di cucire le piaghe e non vedere le rughe non lo so neppure
Sinceramente non dico niente, nemmeno alla gente che osserva
notaio mi sente, se può, gentilmente, vorrei una domanda di riserva.
Io non so
però scommetto che non basta dire "Se state insieme ci sarà un perché"
Sinceramente non dico niente, nemmeno alla gente che osserva
notaio mi sente, se può, gentilmente
E' come quando da bambino a quasi tutti succede,
qualcuno viene vicino, ti sorride, e poi ti chiede:
"Piccolino, tesoro, rispondi a una domanda
a chi vuoi più bene tu: papà o mamma?"
Mamma mia che stress! Che imbarazzo!
Come si fa a non capire che è una domanda del...
deleteria, che da sola può segnare una svolta
L'inizio dei dubbi, dei sensi di colpa.
Io non so...
Sinceramente non dico niente per non fare un disastro
notaio mi sente? Gentilmente mi fermi il nastro.
Non si può mica semplificare sempre, la divisione del bene e il male
poi non è visibile a corpo nudo, io non sono più così sicuro
Daniele Sivestri "Si, no... non so (Comunque ci penso)"
Dice lei
Intanto fra dieci giorni Pale si sposa.
Non è certo il primo matrimonio a cui partecipo ma qui si tratta del mio unico “vero” amico maschio. Vero nel senso che non è il surrogato di una relazione mai nata o mai finita o mai sbocciata. Ci siamo odiati a prima vista come si conviene. Io ho pensato che si trattava di uno degli esseri più odiosi che avessi mai incrociato e lui mi ha dato dell’acida dopo un quarto d’ora. E così ci siamo maltrattati per qualche anno. Non era odio e amore, volpe e uva. No, era proprio antipatia. Poi, non si sa bene perché, quando si è liberato un posto di lavoro nel mio ufficio a Milano l’ho chiamato e quello è stato l’anno zero. Da lì abbiamo diviso mesi terrificanti e indimenticabili, ridendo fino a star male ogni volta che ci chiudevamo alle spalle le porte a vetri dell’ufficio. Abbiamo trovato soprannomi, inventato gag, affrontato levatacce del lunedì mattina e lunghe code del venerdì sera.
E soprattutto è stata la persona che mi ha messo di fronte a me stessa in un momento in chi ero talmente infangata da non saper più quale fosse la realtà e quale la fantasia. Sono bastate poche parole a farmi prendere la decisione giusta. Insomma ne abbiamo passate tante, poi ci siamo un po’ persi ma non troppo. Per pigrizia, più che altro. E ora ci siamo, un bel giro di vite e una scelta importante. Non che io veda il matrimonio come il traguardo, per carità ne ho viste e sentite troppe, ma è pur sempre una scelta importante e simbolica. E allora in bocca al lupo mio caro amico.
Dice lei
Ritorno