Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
Alogenio...
Antonio Nuovo
§ confusa
cavoletto di bruxelles
Dave
DuAle
ERIADAN
Fashion
Giulia 2
Glittering
La Maury
le stanze di gaia
Malvestite
Mica facile
MicroBlogGiallo
mynetopinion
Noantri
RedApple
Selvaggia
The sartorialist
Titania
viaggiointornoame
z.
oggi
aprile 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
visitato *loading* volte
Dice lei

La nuova scuola è in vecchio palazzo barocco, ricavata da quello che forse era un androne o comunque una zona riservata alla servitù, al piano terra. Ci sono finestre grandissime e porte antiche, originali d’epoca, abbastanza larghe per far passare gonne voluminose gonfie di crinoline. Mi piacciano le case antiche, e mi piace questa scuola. Il soffitto della sala da ballo è di un blu intenso, con stucchi bianchi a fogliame e puttini. Nella sala d’aspetto c’è un grande divano in pelle marrone, brutto in verità, ma accogliente. Ieri sera ero lì, semisdraiata, con la testa appoggiata bracciolo, aspettavo l’arrivo di un’amica per andare a cena e che mi passasse un senso di malessere che provavo. Fuori lentamente scendeva la temperatura. Gli occhi vagavano intorno alla stanza, soffermandosi sui dettagli, sorvolando le brutture. In sottofondo la musica proveniente dalla lezione di danza classica. Pianoforte e tempi scanditi dalla voce dell’insegnante. E rumore leggero di piccoli e brevi passi sul parquet di legno. Non esiste rumore più dolce di questo. Piccoli passi precisi di ballerine sul pavimento di legno. Cullata da tutto questo mi sono addormentata. Beata e protetta come succede solo in pochi e brevi momenti della mia vita.
Dice lei
In omaggio al blog delle Malvestite che mi ha ospitato qualche giorno fa, oggi ho deciso di autorecensirmi in quanto Malvestita del giorno ma convinta di non essere se non benvestita almeno molto cool...
Allora indosso abitino nero leggero simil incrociato davanti con ruches in tulle, cardigan a lana grossa color oliva pugliese stretto in vita, calze nere spesse, stivaletti verdi pendant, con tacco grosso e punta rotonda molto anni 70, e poi, tenetevi forte, scaldamuscoli neri, lunghi con riccetti al fondo in due tonalita di grigio portati come sopracalza o similstivale...insomma una via di mezzo tra mia nonna e Jennifer Beals di Flash Dance.
Il disegnino è opera mia ovviamente e si vede
Dice lei
Non nevica mai a novembre, non che io ricordi almeno. E invece oggi nevica. Una mattina buia in cui non so perché avrei voluto accendere una candela e poi con l’arrivo della luce del giorno, la neve.
Alle spalle due giorni di autostrade e provinciali, chilometri per stringere delle mani, parlare guardandosi negli occhi e per portare un cavallino di peluche a una bimbetta dagli occhi grandi. Zigzagare, quasi senza peso, come insetti che volano a pelo d’acqua con un sottofondo musicale degno di una commedia americana anni cinquanta.
Dice lei
La ragazza e la balena
C’è qualcosa nell’impresa di questa ragazza che sfiora la mia idea di assoluto.
Credo che potrei guardare questa foto per ore.
Dice lei
Pensieri per un albero di Natale
Un albero che racconti una favola, alle bambine dagli occhi grandi che non vogliono far la nanna. Che racconti di un uccellino dalle ali di fata scappato da un bosco incantato perché ansioso di conoscere il mondo, di un principe rospo sconsolato ma speranzoso di incontrare la sua principessa, di una farfalla vanitosa che vive come se non ci fosse un domani, di una stella cadente atterrata sul morbido, di una scarpetta di gnomo dai magici poteri che permette di ballare qualunque danza del mondo con gran maestria.
Dice lei
Ospite oggi qui.
Disse Lui
(...)
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".
Queste parole di colore oscuro
vid’io scritte al sommo d’una porta;
per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro».
Ed elli a me, come persona accorta:
«Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta.
Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c’hanno perduto il ben de l’intelletto».
E poi che la sua mano a la mia puose
con lieto volto, ond’io mi confortai,
mi mise dentro a le segrete cose.
Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l’aere sanza stelle,
per ch’io al cominciar ne lagrimai.
Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira.
(...)
Impressionante.
Dice lei
Sig. Slogghi, Sig. Lovely Lovable, pendonateli, non sanno quel che fanno...
La mia anima quacchera è tutta sottosopra, non discuto sulle modelle, per carità, ma la biancheria (lingerie) in questione? Cos'è, dov'è? Dei sali, per favore.
Dice lei
La collega fa la vocina da gattina al telefono, il mio stomaco ha quasi un trabocco, streghe con voce di fate. I giorni di vacanza sono trascorsi veloci, come un viaggio in macchina con un braccio fuori dal finestrino cercando di afferrare il paesaggio che scorre veloce fuori dall’abitacolo. Ho cercato di afferrare i colori delle foglie che ho calpestato velocemente all’entrata di un ristorante, la sottile nebbia scesa verso le cinque del pomeriggio, il sapore di un dolce di cioccolato e di mele, due gambe muscolose e instancabili, due occhi azzurri di bambina e una statuetta di gesso che mi ha accompagnato per tre traslochi per poi infrangersi in mille pezzi per una distrazione.