Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
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Dice lei
Consigli per fine anno
Guardare sulla galleria di Repubblica le immagini riprese dallo spazio: per sentirsi quel che in realtà si è, piccoli esseri che si muovono in uno spazio infinito per un tempo breve come con battito di ciglia.
Girare per vetrine dopo le sette e mezza di sera, quando i negozi sono ormai chiusi, la folla è scivolata via, le vetrine illuminate dei negozi del centro che mostrano abiti favolosi per la notte di san Silvestro e la città sembra essere illumina a festa solo per te.
Fermarsi a guardare il sorgere del sole degli ultimi giorni dell’anno (possibile visto che avviene dopo le sette del mattino).
Leggere sul Corriere le notizie più incredibili dell’anno e rendersi conto che la normalità è soprattutto un ideale.
Passare una serata a casa a guardare le fotografie dell’anno e andare a letto soddisfatti.
Passate le ultime, interminabili, ore in ufficio guardando questo sito di abiti che riproduce fedelmente alcuni vestiti indossati dalle star alla cerimonia degli Oscar 2005.
Concedersi un ultimo atto di coraggio, per quanto assurdo e illogico sia.
Buona fine d’anno.
Dice lei
Psicosi di un anno che finisce, di una città sotto pressione che puntualmente ogni anno avvista la "bestia", concretizza i propri terrori in fantomattici (sì, con due t) avvistamenti di belve....sbaglierò ma a me sembra quel gran salame di Cocco, il gatto di mia sorella, in giro per una boccata d'aria...
sia ben inteso che darai qualunque cosa perchè fosse vero, sarebbe una fantastica storia di fine anno.
Dice lei
Il periodo pre Natalizio, ultimi giorni, è un momento di gran godimento per l’osservazione della specie umana.
Quello che detesto e quindi adoro di più è quello della “carampana della Torino bene” alle prese con l’approvigionamento del pranzo di Natale. E quella che ti precede sempre e dovunque.
Capello con frangetta cotonata, avvolta in un visone rigonfio, cappello di panno rosso sulle ventitré con piumetta di fagiano spennato e borsetta stretta tra le manotte avide. Lei vuole tutto, l’horror vacui la perseguita, da settimane, ogni notte, sogna di essere in procinto di servire a tavola quand’ecco che, aprendo la porta del frigorifero, lo trova vuoto!
E da allora compra, compra. Dal macellaio è tutto un sottocoscia, un arrosto lardellato, una lombatina, uno sfilatino di coscia, io dietro osservo sbacalita l’elenco di tutta una serie di parti di bovino che francamente non ho mai sentito nominare.
In gastronomia è un tripudio, dall’antipasto al dolce, tutto viene confezionato, infiocchettato e portato alla cassa con un sottofondo di tasti della cassa premuti freneticamente. Io insofferente alle code nei negozi dico parolacce tre me e me. Ho sempre una lista breve e richieste precise ma devo essere telepatica visto che l’ultimo flan agli spinaci se lo accaparra sempre la carampana davanti a me! Comunque stamattina le ho fregate tutte: alle nove e mezzo da De Filippis c’ero solo io, e così mentre la carampanona era ancora a casa a cotonarsi i capelli io mi sono accaparrata le mie tre porzioni di tortellini e tre flan di spinaci, dal panettiere l’unica forma di pane nero è stata mia alle nove e quaranta. Son soddisfazioni!
Buon Natale a tutti.
Dice lei
Benvenuta Giulia!

Dice lei
Waiting for ........
A giudicare da piccoli e insignificanti segni preliminari (multa da 170 Euro e un caffè rovesciato integralmente addosso) questa si preannuncia come una settimana, diciamo, abbastanza difficile.
A questo punto, mi aspetto che arrivi il Grinch a rubarmi l'albero di Natale lasciando al suo posto una bella cacca...
Dice lei
Frammenti prima di andare a dormire
Immagini di un’estate di viaggi, di zaini, di sudore, di treni e aerei, di lunghe attese e di arrivi.
Parigi, la mia prima mela caramellata, la grande Main Street in cui avrei comprato ogni cosa, la corsa in mezzo alla parata per fare un ultimo giro.
La notte calda con le finestre aperte sul cortile.
La grande piazza di Katmandu, finiti lì per sbaglio, senza sapere dove fossimo, non l’avremmo ritrovata mai, e non è stato possibile darle un nome.
Un tardo pomeriggio nella valle salendo in auto su per i tornanti, con un amico che ci portava in posto assurdo in cima ad una collina per godere di una vista che in realtà era solo nebbia e nuvole e pioggia.
Le strada affollate di Old Delhi, il sudore, la polvere.
La notte nel treno verso il Gange.
Il fiume colmo e silenzioso.
Il primo panino con la porchetta all’aeroporto di Francoforte.
Dice lei
E' venerdì.

Shall we dance Mr. M. ?
Dice lei
A casa malata. Ma non tanto da stare veramente male. Una dimensione rotonda nella quale arrotolarsi, meglio di una sabato e di una domenica. Perché non esiste altro obbligo che cercare di stare meglio. Dormire, dormire, sotto una coperta, sul divano perché il letto mi fa sentire veramente malata. Guardare pezzi di film e poi addormentarsi. Prepararsi il pranzo senza fretta, tanto non c’è nessun posto dove andare. Nessun appuntamento. Nessuna serata da organizzare, corsi a cui partecipare. Tutto rimandato. Dormire un numero imprecisato di ore, svegliarsi e scoprire che sta già facendo buio.