Dice lei
Investita all’uscita dall’ufficio da un intenso odore di concime, e fortissimo arriva un pensiero: India.
Non sarà poetico ma è successo.
Postato da: Momi67 alle 31/05/2006 10:59 |
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Dice lei
Tipi da bar
I miei continui cambiamenti di lavoro e sedi del medesimo mi hanno portato ad acquisire una buona capacità di selezione di bar pasticcerie dove sia possibile consumare una colazione decente. Sperimentare è il verbo. Quindi eliminare e infine scegliere.
Fa parte del mio ambientamento di zona.
La selezione è piuttosto rigorosa e uno dei punti di forza deve essere l’assenza o meglio la minor percentuale possibile di “clientela affezionata”. Parlo dei frequentatori assidui i quali si comportano nel locale come a caso loro…cioè male.
La coda per loro è quella attaccata al posteriore dei cavalli. Allungano il braccio sopra la tua testa e urlano all’altezza del tuo delicato padiglione auricolare: “Il solito, Silvia!”, poi ti calpestano con noncuranza per arrivare all’ultima brioche alla marmellata rimasta e con l’altra agguantano il quotidiano. Se per caso il barista è solerte e ti serve rispettando i turni loro partono con la battuta “E i clienti li facciamo aspettare?”. Al momento del conto stessa scena, tu- non - esisti e loro conversano amabilmente con il / la barista e non ti resta che attendere la fine del discorso. A meno di non fare la solita parte dell’acida e richiamare l’attenzione sul dato, ovvio, che sei lì da cinque minuti e che sì, in effetti la partita di ieri sera è stata una cosa pazzesca e sì in effetti il moroso della barista è un vero stronzo a non averle fatto gli squilli della buona notte, ma vedesse lo sguardo incazzato dei miei colleghi quando arrivo in ritardo…E’ più forte di me, non sopporto di dover richiamare l’attenzione per avere diritto al mio caffè, che tra l’altro pago.
Parte della cosa è anche la qualità delle brioche, alla gogna quelle riscaldate che penzolano tristi appena le prendi in mano e che o sono gnucche o ti ustionano la lingua con marmellata bollente come lava fusa. Se poi fanno i panini piccoli imbottiti è la perfezione. Il caffè, beh, lì cerco di adattarmi, se non è proprio una broda di cicoria non faccio troppe storie.
Postato da: Momi67 alle 24/05/2006 13:22 |
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Dice lei
In questi giorni mi sento inquieta. L’instabilità meteorologica si riflette a specchio sui battiti della mia esistenza. Dormo male, un sonno leggero e nervoso.
Vorrei e non vorrei, fare e non fare sono i dilemmi di questi giorni. Mi rigiro tra i controsensi e i conflitti, in carenza di buoni sentimenti cerco di trovare il punto di incontro tra il mio essere e l’aspirazione al bene, non parlo di quello assoluto (non sono una mistica) ma di quello mio personale. Il più raro, il più lontano.
Ogni mattina scruto l’orizzonte, come un marinaio, inequivocabilmente sbaglio abbigliamento, se piove sono a gambe nude in ciabattine, se ci sono venticinque gradi calze e scarpe, e parto verso il capolinea. Là dove tutto è cominciato e dove, dopo vari giri del gioco dell’oca trascorro la mia prigionia.
Dice lei
Perché l’Asia? Ci andai anzitutto perché era lontana, perché mi dava l’impressione di una terra in cui c’era ancora qualcosa da scoprire. (Tiziano Terzani – In Asia)
Perché aggiungo io, trovarsi in un luogo assolutamente privo di riferimenti famigliari è spiazzante e come dice la parola stessa apre la mente, cancella qualsiasi abitudine, rigenera e rinnova lo spirito impigrito.
Perché sentire la consistenza del proprio spirito di sopravvivenza è una grande emozione.
Sapere che non si conoscono i propri limiti fino a quando non si arriva appunto al limite degli stessi, perché alle volte ci si parla addosso senza viverci nella nostra casa, nel nostro essere vivi in questo momento preciso, qui e ora.