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Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)

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lunedì, novembre 20, 2006

Dice lei

A vent’anni era impensabile, a trenta troppo presto, a trentacinque avrei sposato veramente chiunque e a quasi quaranta…non ci penso più e basta. Come dire ho archiviato il file e a furia di non pensarci il cosiddetto matrimonio è diventato qualcosa che succede agli altri né più né meno di una malattia abbastanza frequente ma non epidemica.Tuttavia, i vestiti bianchi rappresentano un piccolo cruccio. Non è detto infatti, per carità, che non mi sposerò ma il vestito virginale certo non potrò metterlo, a meno di non celebrare le suddette a Las Vegas o in qualche isola tropicale anglofona. In patria infatti la "convenienza" e una serie di mie personali riserve e sovrastrutture me lo impedirebbero. Certo vorrei che noi si fosse un po’ più americans, solo e unicamente sia chiaro in quella capacità tutta loro di reinventarsi una vita in qualunque momento. Sei già stato sposato due o tre volte? E allora? Si ricomincia da capo, ci si crede come prima, anzi di più. Vedi Tom & Katie, lei novizia, lui vero Barbablù mi pare sia al terzo eppure stesso candore ed entusiasmo. Persino i fuochi d’artificio e la foto sotto la rocca come due Peynet da mettere su una torta a tre piani. Oppure sarebbe bello replicare quella puntata di Friends dove Monica si prova il vestito da sposa di Emily e si mettere a girare per casa tutta vestita non riuscendo più a separsene. Forse anche noi dovremmo essere più easy going e lasciarci cogliere dell’entusiasmo invece di chiuderci in un cupo periodo di lutto dopo la fine dei nostri matrimoni. Oppure risorgere come attempate fenici di bianco vestite come la Lollo, in verità uno dei pochissimi casi nostrani.

Ci penserò, intanto vado a mangiarmi una fetta di bunet.
 

Postato da: Momi67 alle 20/11/2006 21:08 | link | commenti (2) |

giovedì, novembre 16, 2006

Dice lei
Le ragazze del ‘67
Leggo sull’home page di Repubblica che oggi Sophie Marceau compie 40 anni, il titolo dice“Il tempo delle mele è finito”.
Resto interdetta…davvero sono passati più di venti anni? Chissà cosa ne pensa Sophie, forse alla domanda alzerebbe le spalle, come per scrollarsi dalle spalle qualcosa e farebbe quel suo delizioso sbuffo alla francese.
A me sembra un lampo. Ho ancora da qualche parte la videocassetta di quel film, uno dei pochi suoi che ho visto, in effetti, e so che ne ha fatti molti altri, alcuni pare belli.
Eppure, anche se è passato un venticinquennio, in me ci sono ancora molte tracce della ragazzina che ero, i bronci, l’insicurezza, le ossessioni, sprazzi di sconsideratezza, larghi margini di immaturità.
Lo so, dovrei raccogliere le mie energie, piegare le ginocchia, stringere le braccia e saltare oltre. Oltre la soglia che separa le ragazze dalle donne.

Postato da: Momi67 alle 16/11/2006 10:15 | link | commenti |

martedì, novembre 14, 2006

Dice lei

Oggi 7,40 su un tram che fa capolinea in centro.
Mi appendo fiaccamente ai maniglioni di fronte ad un gruppo di ragazzine che chiacchierano animatamente e lì, troppo pigra per tirare fuori il libro (sono solo tre fermate), mi metto ad ascoltare i loro discorsi. Hanno quindici anni più o meno, sono graziose e da come parlano (italiano corretto anche nell’uso dei congiuntivi)  e da come sono vestite ( alla moda ma grazioso e misurato, poco trucco) intuisco che sono delle liceali. Il loro discorso ruota intorno ad un programma di scambio, organizzato dalla Comunità Europea, con degli studenti turchi.
Le ragazze non ne sono affatto entusiaste. La conversazione è di questo tono:
“Ma ti rendi conto? Questi non mangiano il maiale!”
“Eh già sono Musulmani (scandito a sillabe)”,
Mioddio, dovremo mica stendergli la copertina rossa in direzione della Mecca?”
“Ah, io vengo solo la mattina, per fare i tornei, il pomeriggio me ne vado a casa, degli scambi culturali del pomeriggio non me ne importa nulla, ci fosse in programma un giro in centro verrei pure, ma di cosa dobbiamo parlare?”
“L’insegnante, pensa, mi ha detto che dobbiamo preparare dei cartelloni per illustrare il nostro paese, che roba da elementari!”
“E che ne dite del fine settimana in campeggio?”
“Ah, io non vengo, tanto i miei non mi mandano”
“Anche io non voglio venire, ci saranno solo tre bagni per tutti, figurati e dobbiamo cucinare tre volte al giorno”
“E questi non mangiano il maiale…!”
“Sono diversi da noi, dai! Ma cosa mangiano?”
A questo punto, non ce l’ho più fatta e sopraffatta dalla tristezza e dall’angoscia mi sono spostata con la faccia al finestrino.
La domanda che mi saltellano sulla punta della lingua sono tante, una delle quali è questa “Il maiale è in cima alla piramide alimentare delle ragazze di quindici anni?”.
Fuori la città si sveglia.
 

Postato da: Momi67 alle 14/11/2006 11:58 | link | commenti |

mercoledì, novembre 01, 2006

Dice lei
Quella sera mi sono messa a pensare al destino. Quel concetto pazzesco per il quale non siamo responsabili del corso che prende la nostra vita, che è tutto predestinato. Scritto nelle stelle.
Forse, questo spiega  perché se uno vive in città, dove le stelle non si vedono, la sua vita amorosa tende ad andare un po’ a casaccio. E anche se ognuno dei nostri uomini, ogni bacio, ogni pena d’amore è preordinata in un catalogo cosmico non corriamo, comunque, il rischio, facendo il passo sbagliato di finire fuori dalla nostra personale via lattea?
Mi sono chiesta con stupore: si può fare un errore e perdere il proprio destino?
(Carrie - Stagione 4 - Puntata "New York, anima mia")

Postato da: Momi67 alle 01/11/2006 23:43 | link | commenti (1) |