Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
Alogenio...
Antonio Nuovo
§ confusa
cavoletto di bruxelles
Dave
DuAle
ERIADAN
Fashion
Giulia 2
Glittering
La Maury
le stanze di gaia
Malvestite
Mica facile
MicroBlogGiallo
mynetopinion
Noantri
RedApple
Selvaggia
The sartorialist
Titania
viaggiointornoame
z.
oggi
agosto 2008
aprile 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
visitato *loading* volte
Dice lei
Tra poco festeggerò un anniversario. Quattro anni di apertura di questa pagine, sempre uguali nella grafica, un po’ per incapacità tecnologica, un po’ pigrizia e un po’ perchè, in fondo, questo template infantile mi piace. Così com’è, semplice e sguarnito di bottoncini e opzioni. Uno dei primo pezzi fu sulla notte del 31, sulla pioggia che batteva noiosa contro i marciapiedi di una Milano inespressiva, sul mistero della donna con il sacchetto vista in metropolitana. Rileggermi ora, a distanza di tempo fa un po’ male. Perché era un periodo di grande frustrazione, di disillusione e di noia profonda. Istruttivo però. Perché anche da simili periodi si esce diversi, magari non migliorati ma istruiti su una nuova lezione di vita.
Da allora ci sono stati momenti molto più felici, con delle cadute che ho cercato comunque, per un certo pudore, di non portare su questa pagina elettronica. Perché veder scritta la felicità o la propria tristezza mi fa paura. Perché, sapendo che sono entrambe continui passaggi, voglio renderle leggere e ariose. Palloncini che ogni tanto si alzano da terra e poi all’improvviso scoppiano senza un perché. Preferisco scrivere solo di ciò che mi sta intorno. Della mia città, delle strane creature umane che mi circondano, di un viaggio, di una speranza, di alcune magie che nasconde la mattina. Occhi, sguardi che mi appartengono.