Prendersi sul serio, mica facile, questo nostro vivere in recupero, la maturita' slitta sempre piu' in là a rimorchio di un miraggio futuribile. (Sergio Caputo - E' già domani - No smoking)
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Dice lei
Milano è stata la protagonista della settimana. Meta di programmi annullati, causa di attacchi di nervi, temibile sede lavorativa futura. Davanti ad un calice di vino rosso ci interroghiamo sulle priorità della vita. Un lavoro interessante, mi dicono due occhi azzurri maliziosi, non conosce ostacoli. Davvero? Eppure la pensavo anche io così sei o sette anni fa, ero carica come una pila, non vedevo ostacoli insuperabili ero pronta a tutto. O quasi. Adesso guardo fuori dalla finestra, piove ancora, lo vedo dagli ombrelli colorati che scorrono sulla strada, questo cielo sembra non riaprirsi più. Sento che ci sono anche altre forze che si muovono dentro di me di cui tener conto a parte l’ambizione, che peraltro sento sempre più silenziosa. Il senso di appartenenza ai luoghi e alle persone, cose che in passato mi davano la claustrofobia esistenziale al solo pensiero. La distanza geografica e quella affettiva che ne segue dopo pochi anni, la freddezza emotiva che diventa uno scudo che ti porti dietro senza neanche più saperlo. Lo sforzo di tenere i lacci stretti. La valigia del venerdì sera, i finestrini del treno, i lunedì mattina che sanno di metallo.
Una vita che non conta sulle certezze, stabilità a tempo determinato, radici sottili e fragili come il vetro. Un leggero e continuo mal di mare.